Più di sette famiglie su dieci possiedono un condizionatore, ma il caro energia continua a pesare sui bilanci domestici. Un’indagine di uBroker e YouTrend fotografa le abitudini e le preoccupazioni dei cittadini di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, evidenziando un paradosso: cresce la consapevolezza dell’importanza dell’efficienza energetica, ma il costo iniziale continua a bloccare gli investimenti

L’energia continua a essere una delle principali preoccupazioni economiche delle famiglie italiane. Le estati sempre più calde rendono la climatizzazione una necessità, mentre l’instabilità geopolitica mantiene elevata l’attenzione sul costo di luce e gas. In questo scenario si inserisce la nuova indagine realizzata da uBroker in collaborazione con YouTrend, dedicata ai cittadini di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Lo studio restituisce l’immagine di un territorio in cui il prezzo dell’energia influenza ormai gran parte delle decisioni domestiche: dalla scelta del fornitore fino agli investimenti per migliorare l’efficienza della propria abitazione.
Il condizionatore è diventato un elettrodomestico essenziale
Le temperature estive degli ultimi anni hanno modificato profondamente le abitudini delle famiglie. Secondo l’indagine, il 72% delle abitazioni dispone già di un impianto di climatizzazione fisso, mentre il ventilatore resta una soluzione minoritaria, presente nel 21% delle case. Per chi ancora non possiede un condizionatore, il tema economico rappresenta uno dei principali ostacoli. Dopo chi ritiene semplicemente di non averne bisogno, emergono infatti due motivazioni strettamente legate ai costi: l’investimento necessario per acquistare e installare l’impianto e il timore dell’aumento della bolletta elettrica. Il dato diventa ancora più significativo osservando la differenza tra proprietari e affittuari. Chi vive in affitto è molto più sensibile ai costi energetici e indica la spesa della bolletta come principale motivo della rinuncia alla climatizzazione, segnale di una maggiore vulnerabilità economica.

Le bollette continuano a pesare sui bilanci familiari
L’aumento del costo dell’energia viene percepito in maniera diffusa. Il 63% degli intervistati dichiara infatti di aver visto crescere la spesa per luce e gas nell’ultimo anno, mentre soltanto una minima parte segnala una diminuzione. In media, le famiglie coinvolte nell’indagine spendono circa 204 euro al mese per l’energia, su una spesa familiare complessiva di circa 1.280 euro. Significa che quasi un euro su cinque viene destinato alle utenze energetiche. Per quasi un terzo del campione, l’incidenza supera addirittura il 20% delle spese mensili. Non sorprende quindi che il costo rappresenti il principale criterio nella scelta del fornitore: oltre l’80% di chi ha cambiato o intende cambiare operatore lo farebbe soprattutto per ottenere condizioni economiche migliori, relegando in secondo piano aspetti come assistenza clienti, affidabilità o sostenibilità ambientale.
Geopolitica e rincari: per i cittadini il legame è evidente
L’indagine evidenzia anche una crescente consapevolezza delle dinamiche internazionali. Tre cittadini su quattro attribuiscono gli aumenti degli ultimi anni ai conflitti internazionali e all’instabilità geopolitica, mentre risultano molto meno citati fattori come la speculazione sui mercati, la dipendenza energetica dall’estero o il peso di tasse e oneri di sistema. Questo dimostra come il tema energetico venga ormai percepito non soltanto come una questione economica, ma anche come una conseguenza diretta degli equilibri internazionali.
L’efficienza energetica convince, ma gli investimenti restano fermi
Il quadro cambia quando si passa dalle intenzioni agli investimenti concreti. Le famiglie adottano con relativa facilità tutti quei comportamenti che non richiedono spese, come utilizzare gli elettrodomestici nelle fasce orarie più convenienti. Molto più limitati risultano invece gli interventi strutturali, come la sostituzione degli elettrodomestici con modelli ad alta efficienza o l’installazione di sistemi di isolamento termico. Il motivo è chiaro: quasi la metà degli intervistati esclude di investire almeno mille euro nel prossimo anno per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione. Per oltre otto persone su dieci, il principale ostacolo resta il costo iniziale dell’intervento, molto più rilevante rispetto ai tempi di rientro dell’investimento o agli adempimenti burocratici.

Una transizione energetica che passa anche dall’accessibilità
L’indagine mette in evidenza un paradosso sempre più evidente. Le famiglie conoscono il problema, percepiscono il peso delle bollette e comprendono l’importanza dell’efficienza energetica. Tuttavia, proprio chi avrebbe maggiore necessità di ridurre i consumi incontra le maggiori difficoltà nell’affrontare gli investimenti iniziali. Per accelerare davvero la transizione energetica non sarà quindi sufficiente promuovere tecnologie più efficienti o sensibilizzare i cittadini. Sarà necessario rendere questi interventi economicamente più accessibili, attraverso strumenti finanziari, incentivi e politiche capaci di trasformare la consapevolezza in investimenti concreti. Solo così l’efficienza energetica potrà diventare non soltanto una scelta sostenibile, ma anche una possibilità reale per un numero crescente di famiglie italiane.

