Il collezionista di ebrei: il thriller che trasforma un mistero irrisolto in una riflessione sull’odio e la memoria

Ispirato al celebre caso dello “scheletro impossibile” ritrovato a Roma nel 2007, il romanzo d’esordio di Michele M. Concezzi intreccia cronaca nera, antisemitismo e memoria storica in un’indagine che porta il lettore dove la giustizia non è mai riuscita ad arrivare

Un caso di cronaca rimasto senza colpevoli, una città che custodisce ancora le proprie ferite e un serial killer immaginario che incarna l’odio identitario. Sono questi gli elementi da cui prende forma Il collezionista di ebrei, romanzo d’esordio di Michele M. Concezzi pubblicato da Historica Edizioni e presentato a Roma presso la Sala Einaudi della sede di Confedilizia.

L’opera nasce da uno degli episodi più inquietanti della cronaca romana recente: il ritrovamento, nell’estate del 2007, di uno scheletro composto da resti appartenenti ad almeno cinque persone diverse, assemblati con precisione chirurgica. Un caso passato alla storia come quello del “collezionista di ossa della Magliana”, rimasto ancora oggi privo di una soluzione definitiva e circondato da numerosi interrogativi.

Concezzi parte proprio da questo mistero irrisolto per costruire una vicenda narrativa che non si limita alla suspense investigativa, ma affronta temi complessi come l’identità, il pregiudizio e la memoria storica.

Nel romanzo, infatti, il movente dell’assassino assume una dimensione simbolica. Le vittime vengono scelte perché accomunate da un cognome ebraico, selezionato casualmente dagli elenchi telefonici. Il killer, Peppe, è ossessionato dall’idea di una presunta “vera romanità” e trasforma i propri delitti in un messaggio di odio, richiamando alcune delle pagine più tragiche della storia contemporanea, dall’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982 alla strage di Fiumicino del 1985, fino al massacro di Hebron del 1994.

A guidare il lettore nell’indagine è Ester, giornalista di cronaca nera, ebrea e profonda conoscitrice della Magliana. È lei a comprendere che il macabro mosaico di ossa non rappresenta soltanto un enigma investigativo, ma costituisce un deliberato messaggio antisemita. Accanto a lei si muovono la compagna Maria e l’ispettore Lofoco, determinato a seguire la pista corretta nonostante le conseguenze personali che ciò comporterà.

La forza del romanzo risiede proprio nella capacità di trasformare un fatto realmente accaduto in un racconto che riflette sulle derive dell’odio e sulle narrazioni identitarie estreme, mantenendo costante la tensione tipica del thriller.

Come spiega lo stesso autore: “Mi ha colpito l’idea di un cadavere che è insieme un puzzle e un messaggio: qualcuno che uccide non per nascondere, ma per comunicare qualcosa di oscuro e intimo. È da quella sfida lanciata alle autorità che è nato tutto il romanzo.”

Anche Roma diventa protagonista della storia. Non la città monumentale conosciuta dai turisti, ma una Capitale fatta di quartieri popolari, vicoli, periferie e memorie nascoste, che contribuisce a costruire un’atmosfera cupa e profondamente realistica. La Magliana, in particolare, non rappresenta soltanto uno scenario, ma diventa parte integrante della narrazione e della psicologia dei personaggi.

Michele Concezzi, romano, laureato in Storia e oggi attivo nel settore della comunicazione come business developer per un’agenzia di stampa nazionale, firma così il suo debutto nella narrativa, mettendo a frutto la conoscenza del territorio e della storia cittadina per costruire un thriller che affonda le proprie radici nella realtà.

Con Il collezionista di ebrei, l’autore propone un’opera che supera i confini del genere investigativo, utilizzando la fiction per interrogarsi sui meccanismi dell’odio, sulla memoria collettiva e sulle verità che la cronaca, talvolta, non è riuscita a consegnare alla storia.