Ascolto, fiducia e feedback continuo ridefiniscono la fedeltà aziendale: dal forum Richmond HR di Rimini emerge un nuovo modello di employee experience, capace di valorizzare persone in continua evoluzione

Nell’era del lavoro ibrido e dei processi sempre più digitalizzati, la fedeltà delle persone non si conquista più con benefit accattivanti o pacchetti retributivi competitivi. A determinare il reale engagement sono fattori più profondi: ascolto, fiducia, riconoscimento continuo. È in questo contesto che il feedback assume un ruolo centrale, diventando un pilastro della nuova employee experience.
Secondo una recente analisi di McKinsey, 7 dipendenti su 10 ritengono che una cultura strutturata del feedback contribuisca a migliorare il clima e la collaborazione all’interno delle aziende. Non si tratta di una semplice pratica HR, ma di un elemento identitario: un ecosistema che incoraggia trasparenza, dialogo e crescita costante, rafforzando il senso di appartenenza e la capacità di innovare.
Questi temi sono stati al centro del Richmond Human Resources Forum 2025 Autumn, l’appuntamento dedicato ai professionisti delle risorse umane, ospitato a Rimini e promosso da Richmond Italia. Una due giorni di confronto tra HR Director, consulenti e aziende tecnologiche per riflettere sul futuro della gestione del capitale umano, tra onboarding personalizzato, benessere organizzativo e strumenti digitali al servizio delle persone.
“Ripensare la People Value Chain significa attrarre e trattenere talenti attraverso esperienze evolute, onboarding personalizzato, formazione sostenibile e nuovi patti sociali orientati verso autonomia e benessere”, spiega Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia. Una visione che mette al centro la capacità delle organizzazioni di costruire percorsi reali di crescita e non semplici programmi di retention.
Oltre la gestione dei talenti: una employee experience che valorizza persone in evoluzione
Al forum è emersa una convinzione condivisa: parlare di employee experience, oggi, significa superare la tradizionale logica della “gestione dei talenti” per abbracciare un approccio più umano, dinamico e consapevole delle trasformazioni individuali.
Ogni persona attraversa fasi diverse: momenti di forza, cambiamenti improvvisi, pause, fragilità. Le carriere non sono lineari e lo stesso vale per la vita delle organizzazioni. Da qui la necessità di costruire luoghi di lavoro capaci di accogliere la complessità, anziché ignorarla, e di riconoscere il valore del potenziale oltre le performance immediatamente osservabili.
L’ascolto strutturato, il feedback continuo, l’onboarding che accompagna i primi mesi, la formazione che sostiene e non sovraccarica, diventano strumenti per tenere insieme produttività e benessere, performance e umanità.
La storia di Pierdante Piccioni: il valore delle persone oltre ogni referto
A Rimini, la plenaria di apertura ha trovato un potente simbolo in Pierdante Piccioni, medico e scrittore la cui storia ha ispirato la serie DOC su Rai 1. Dopo un incidente e un coma, Piccioni ha perso 12 anni di memoria: conoscenze professionali, riferimenti, linguaggi, persino la propria identità lavorativa. Si è ritrovato, a 50 anni, nella condizione di dover ricostruire tutto ciò che credeva consolidato.
Il suo responsabile HR, racconta, non volle vedere oltre una diagnosi medica: “Davanti a me ho un problema o una risorsa? Questa è la domanda più importante che un direttore del personale dovrebbe porsi. Il mio responsabile non se la fece: dopo aver letto la risonanza magnetica concluse che la mia carriera era finita”.
Pierdante, invece, scelse una risposta diversa: “Ho trasformato quella che sembrava una sfiga in una sfida. Ho ricominciato a studiare. Due anni di lavoro per recuperare e dimostrare chi ero davvero”. Oggi è tornato in corsia, prima al pronto soccorso e poi come medico ospedaliero.
La sua testimonianza contiene un messaggio potente per il mondo HR: il valore di una persona non si misura da un referto, un report o una performance momentanea, ma dalla capacità di imparare ancora, adattarsi e rigenerarsi. Le organizzazioni che sanno riconoscere e nutrire questo potenziale possono davvero diventare luoghi di crescita e innovazione.
Il nuovo patto tra persone e aziende: fiducia, autonomia, benessere
Dal forum emerge una direzione chiara: la competitività del futuro passerà dalla qualità delle relazioni interne. Non più solo processi digitalizzati o tecnologie intelligenti, ma un equilibrio consapevole tra umano e digitale.
Secondo Richmond Italia, integrare metriche intelligenti e cultura aziendale sarà essenziale per progettare esperienze di valore. Ma senza una base fatta di dialogo autentico, fiducia reciproca e valorizzazione continua, nessun sistema potrà garantire engagement o produttività.
La vera sfida, oggi, è costruire organizzazioni che non temano l’imperfezione, che sappiano accompagnare la crescita e la complessità delle persone, e che vedano nel feedback un ponte tra esigenza individuale e visione aziendale.
Il futuro del lavoro non è un luogo tecnologico: è un luogo umano potenziato dalla tecnologia.


