Dalle discariche arriva energia pulita: Waga Energy debutta in Italia

Due impianti in Toscana trasformano il biogas di discarica in energia rinnovabile grazie alla tecnologia WAGABOX: una nuova opportunità per l’economia circolare italiana

La società francese porta in Toscana la tecnologia WAGABOX, capace di trasformare il biogas prodotto dai rifiuti in biometano da immettere nella rete nazionale. Due nuovi impianti aprono prospettive per l’economia circolare e la transizione energetica.

C’è una risorsa energetica che si nasconde proprio dove siamo abituati a vedere soltanto rifiuti. Nelle discariche, infatti, la decomposizione della materia organica produce continuamente biogas, una miscela che contiene metano e anidride carbonica e che, nella maggior parte dei casi, viene bruciata o sfruttata attraverso sistemi poco efficienti. Eppure, quello stesso gas potrebbe diventare una fonte di energia rinnovabile, contribuendo a ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili.

È da questa opportunità che prende forma l’arrivo in Italia di Waga Energy, società francese specializzata nella trasformazione del biogas di discarica in biometano. Dopo oltre dieci anni di attività internazionale, l’azienda ha avviato la realizzazione dei suoi primi due impianti italiani, entrambi in Toscana, portando nel nostro Paese una tecnologia che promette di cambiare il modo in cui viene valorizzata una parte dei rifiuti. Il progetto sarà tra i protagonisti di Ecomondo 2026, in programma dal 3 al 6 novembre a Rimini, dove Waga Energy presenterà la propria tecnologia proprietaria WAGABOX e le opportunità legate al recupero energetico del gas prodotto dalle discariche.

Il valore nascosto nelle discariche italiane

Quando si parla di economia circolare, il pensiero corre immediatamente al riciclo dei materiali, alla riduzione degli sprechi e al riutilizzo delle risorse. Esiste però un’altra dimensione, meno conosciuta, che riguarda il recupero dell’energia generata dai rifiuti già conferiti in discarica. La materia organica presente nei siti di smaltimento continua infatti a decomporsi per anni, producendo biogas anche molto tempo dopo la chiusura degli impianti. Una produzione che rappresenta contemporaneamente un problema ambientale e un’opportunità energetica.

Il metano, principale componente energetica del biogas, è anche un potente gas serra: su un orizzonte temporale di vent’anni, il suo potenziale di riscaldamento globale è circa 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Intercettarlo e valorizzarlo significa quindi intervenire su due fronti: contenere le emissioni in atmosfera e produrre un combustibile rinnovabile utilizzabile nelle infrastrutture energetiche esistenti.

Secondo i dati ISPRA riportati da Waga Energy, in Italia sono operative circa 250 discariche, delle quali un centinaio destinate a rifiuti non pericolosi. Ogni anno vengono smaltiti oltre 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, ai quali si aggiunge il patrimonio dei siti in fase di post-gestione, che possono continuare a generare biogas per decenni. Un potenziale energetico che merita di essere considerato all’interno delle strategie nazionali di decarbonizzazione.

WAGABOX: la tecnologia che trasforma il biogas in biometano

La sfida principale non consiste semplicemente nel raccogliere il gas, ma nel renderlo sufficientemente puro da poter essere utilizzato nella rete nazionale. Il biogas prodotto dalle discariche presenta infatti una composizione variabile e contiene sostanze che ne rendono complesso il trattamento. Per superare questo ostacolo, Waga Energy ha sviluppato WAGABOX, una tecnologia brevettata che combina due processi industriali. Il primo utilizza una filtrazione a membrana per separare l’anidride carbonica e rimuovere le impurità. Il secondo impiega la distillazione criogenica, attraverso la quale vengono separati dal metano anche azoto e ossigeno. Il risultato è un biometano conforme alle specifiche richieste dai gestori delle reti del gas, pronto per essere immesso nelle infrastrutture che alimentano abitazioni, attività industriali e trasporti. Una caratteristica particolarmente interessante è l’automazione degli impianti, che possono essere monitorati e controllati a distanza. In questo modo, una risorsa che altrimenti verrebbe in parte dispersa o bruciata può entrare nel sistema energetico, sostituendo una quota di gas di origine fossile.

Due impianti in Toscana per avviare la presenza italiana

Il debutto italiano di Waga Energy passa attraverso due progetti che coinvolgono altrettanti territori toscani, con caratteristiche differenti ma un obiettivo comune: trasformare il biogas di discarica in una risorsa energetica. Il primo impianto è in costruzione presso la discarica di Podere Rota, a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo, grazie alla collaborazione con Centro Servizi Ambiente Impianti (CSAI), società partecipata dalla multiutility Iren attraverso Valdarno Ambiente. Si tratta di un sito in fase di post-gestione, dove i rifiuti conferiti negli anni continuano a produrre biogas. Il nuovo impianto WAGABOX potrà generare fino a 29 GWh di biometano all’anno, con una riduzione stimata delle emissioni pari a circa 5.900 tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno.

Il secondo progetto riguarda invece il Polo Impiantistico di Scapigliato, a Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno, gestito dalla società pubblica Scapigliato Srl. Il polo rappresenta uno dei principali siti regionali per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, con una capacità superiore alle 300.000 tonnellate annue. In questo caso, l’entrata in esercizio dell’impianto è prevista nel 2027. La capacità produttiva raggiungerà i 92 GWh di gas rinnovabile all’anno, con una riduzione stimata delle emissioni di circa 15.500 tonnellate di CO₂ equivalente. I due interventi mostrano come sia possibile valorizzare energeticamente sia siti ancora inseriti nel ciclo industriale dei rifiuti, sia discariche che hanno già concluso la propria attività di conferimento.

Un modello industriale che coinvolge i gestori delle discariche

Accanto all’innovazione tecnologica, Waga Energy propone un modello di collaborazione pensato per rendere accessibile questa soluzione anche agli operatori che non intendono sostenere direttamente gli investimenti necessari. Il sistema prende il nome di Build-Own-Operate (BOO) e prevede che sia la stessa società a finanziare, costruire, possedere e gestire gli impianti. I gestori delle discariche mettono a disposizione il biogas prodotto dai propri siti e partecipano ai ricavi derivanti dalla commercializzazione del biometano. Si tratta di una formula che consente di distribuire i benefici economici della valorizzazione energetica, lasciando a Waga Energy la responsabilità degli investimenti e della gestione operativa. Nel progetto di Rosignano Marittimo, ad esempio, il contratto assegnato nel 2025 prevede una durata iniziale di dieci anni.

Dalla Francia al mondo: i numeri di Waga Energy

Fondata nel 2015 a Grenoble da tre ingegneri provenienti dal gruppo Air Liquide, Mathieu Lefebvre, Nicolas Paget e Guénaël Prince, Waga Energy ha costruito il proprio percorso industriale attorno a un obiettivo preciso: valorizzare il gas generato dai rifiuti per contribuire alla sostituzione dei combustibili fossili. Oggi la società opera in sette Paesi, tra Europa e Americhe, e conta oltre 300 dipendenti. Nel 2025 ha registrato ricavi pari a 59,6 milioni di euro e dispone di 38 impianti operativi nel mondo, con una capacità installata complessiva superiore a 2,1 TWh all’anno. Secondo i dati aziendali, nel solo 2025 le attività del gruppo hanno permesso di evitare l’emissione di 310.000 tonnellate di CO₂ equivalente. Numeri che raccontano la crescita di un settore nel quale innovazione industriale, gestione dei rifiuti e produzione energetica stanno diventando sempre più interconnessi.

Economia circolare e indipendenza energetica: una sfida anche italiana

La transizione energetica non passa soltanto attraverso nuovi impianti fotovoltaici, parchi eolici o sistemi di accumulo. Una parte importante del cambiamento riguarda anche la capacità di valorizzare risorse già disponibili, riducendo sprechi e impatti ambientali. In questa prospettiva, il biometano prodotto dalle discariche può rappresentare un contributo interessante, soprattutto perché può essere immesso nelle reti esistenti senza richiedere la costruzione di un sistema di distribuzione completamente nuovo. Non si tratta, naturalmente, di una soluzione alternativa alla prevenzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata o al riciclo. Al contrario, il recupero del biogas si inserisce in una strategia più ampia, intervenendo su materiali già smaltiti e su emissioni che continuerebbero a essere generate nel tempo. È proprio questa complementarità a rendere il modello particolarmente significativo: trasformare una criticità ambientale in una risorsa, senza perdere di vista la necessità di ridurre progressivamente il ricorso alle discariche.

L’arrivo di Waga Energy in Italia e i primi due progetti toscani rappresentano dunque un passo concreto verso una maggiore integrazione tra gestione dei rifiuti e produzione di energia rinnovabile. A Ecomondo 2026, dal 3 al 6 novembre a Rimini, la società presenterà questa visione a istituzioni, operatori e imprese del settore presso lo stand D5/512. Perché la sfida dell’economia circolare non consiste soltanto nel dare una seconda vita ai materiali, ma anche nel riconoscere valore dove, fino a ieri, vedevamo esclusivamente uno scarto.